Il Negozio Pilota: 7 errori capitali da evitare
In questo periodo sempre più persone si rivolgono alla mia agenzia per fondare la propria startup già con la visione di creare su quel business un piano di sviluppo in franchising. E le stesse hanno un’idea più o meno precisa che si fonda spesso solo su una loro intuizione.
Si sa, l’intuizione è alla base di un percorso imprenditoriale di successo ma non è abbastanza.
Dalle mie esperienze, ho tratto diverse lezioni su quali sono gli errori che gli startupper del franchising commettono a partire dall’apertura del primo punto vendita pilota.
In questo articolo ti parlo dei sette errori capitali da evitare per non rischiare di chiudere le serrande, buttando al vento i tuoi investimenti.
Errore 1: Più dell’idea conta l’esecuzione
Torno a parlare dei rischi dell’istinto. Pasquale (nome di fantasia, ma caso reale) viene da me con l’idea di aprire un ristorante sushi a Roma. Il quartiere dove voleva aprirlo era popolare e sprovvisto di ristoranti etnici. Questa circostanza non ha fatto scattare nessun campanello d’allarme nella sua testa e sai perché? Perché era così innamorato dell’idea che non si è preoccupato dei dati del mercato, non ragionando in modo razionale. La scarsità di un offerta in quel mercato non è sempre indicatore di una buona opportunità. Cosa avrebbe dovuto fare invece? Un’analisi di mercato per capire perché in quel quartiere non c’erano ristoranti etnici, per esempio.
Errore 2: Il brand name non è solo creatività
Prendi Jeff Bezos, il capo di Amazon. Prima di pensare ad Amazon, come nome del suo ecommerce di libri, ha un altro idea di naming in testa: Cadabra, per sottolineare la magia del suo progetto. Eppure la parola cadabra ricordava troppo da vicino la parola “Cadaver”, cadavere insomma. Questa intro mi serve per dirti qual è il secondo errore che vedo commettere in tanti: dare un nome al loro brand, con uno sforzo creativo a volte anche notevole, senza elaborare prima una strategia di marketing. Il nome e il payoff non possono essere lasciati al caso ma bisognerebbe idearli in coerenza con il posizionamento dell’azienda.
Errore: 3: prima del cosa, viene il dove.
Prova a immaginare: che senso avrebbe aprire una enoteca in un quartiere dove prevalentemente vivono persone di religione musulmana? Ho sempre sostenuto che la prima domanda che devi porti prima di aprire una nuova attività non è cosa ma dove. Perché sarà proprio il dove a suggerirti il cosa. Questo per dirti che lo studio della location è fondamentale. Così importante che nel mio libro “Let’s Franchise”, quello della location diventa uno dei segreti più importanti, non a caso si trova al Capitolo 1. La valutazione della location è decisiva e lo è un po’ di più per attività nell’ambito retail o food.
Errore 4: Innanzitutto, dì a te stesso chi vuoi essere, poi fai ogni cosa di conseguenza
Sai qual è la differenza tra un vero brand e una miriade di punti vendita che hanno lo stesso nome? Nel primo caso c’è coerenza. Il termine “coerenza” devi fissarlo bene nella tua mente se vuoi realizzare un franchising. Un errore che vedo fare a molti dei miei clienti alle prime armi è di occuparsi di comunicazione come un aspetto secondario della loro attività, senza una figura competente che coordini tutti i lavori. Laddove la creazione di un’identità (marchio, layout, messaggi sui social media ecc) hanno bisogno di uno specialista che si occupa di contenuti e di un esperto grafico. Queste attività sono, tuttavia, successive a un’analisi sul mercato e posizionamento del brand.
Errore 5: Se no ti conosci bene è difficile migliorarsi
Pensa di avere un’idea nell’ambito food, l’apertura di un punto vendita di gelato artigianale. Lanci il tuo primo punto vendita, ma già nel secondo hai difficoltà a scalare. Sai perché? Molto probabilmente, i metodi di lavoro che hai scelto per realizzare il tuo gelato non sono facilmente replicabili, hanno bisogno della tua maestria e abilità, ma tu sei uno solo e non puoi essere presente in più posti allo stesso tempo. Con questo esempio, ti introduco un altro errore: la mancanza di un processo di standardizzazione e di formalizzazione delle tue attività. Senza uno standard fissato fin dall’inizio, l’obiettivo della replicabilità sarà difficile da raggiungere. La capacità di monitorare e migliorarsi passa dalla completa conoscenza dei processi operativi.
Errore 6: I numeri fanno sempre la differenza
Torno all’idea di istinto, con cui ho aperto questo pezzo: è fondamentale averlo, ma non deve essere un modo per rimpiazzare l’impegno o meglio ancora l’umiltà che devi dimostrare. I dati sono dei grandi alleati, in tal senso. Ti aiutano, per esempio, a ridimensionare le tue ambizioni, quando spropositate e a tornare con i piedi per terra. Un errore che vedo fare spesso da startupper del franchising è di non lavorare su uno studio di fattibilità economica dettagliato, che si basa sull’osservazione del settore e unicamente su dati empirici o statistici. Nota bene: prima viene l’idea, ma subito dopo i numeri.
Errore 7: Prevenire è sempre meglio che curare
A volte faccio una domanda agli startupper che mi presentano un loro progetto, un po’ per capire se il loro entusiasmo è frutto di uno studio attento. Chiedo loro, “qual è il punto debole della vostra idea?”. E spesso non sanno rispondermi. Sai perché? Non hanno fatto un’opportuna analisi SWOT. Acronimo di strenghts, weaknesses, opportunities e threats (punti di forza, debolezze, opportunità e minacce) è uno schema critico, che consiglio sempre, per avere tutti gli strumenti per definire una strategia di lancio efficace del tuo progetto di franchising. Perché solo palesando i punti di debolezza potrai essere in grado di affrontarli e superarli. E tal riguardo il punto di osservazione di una figura esperta può aiutarti ad individuare quel limite a cui non avresti mai pensato.
